Oratorio e Castellare di Magnale

Sul luogo ove fu il forte castello di Magnale, su di un risalto che volge verso Vallombrosa (574 m.), oggi esiste soltanto la chiesa di San Niccolò, nel Medioevo dipendente dalla pieve di Pitiana, che conserva tracce dell’impianto romanico. 

Il castello di Magnale occupava la sommità di un risalto dello sperone degradante dalla Consuma tra i torrenti Vicano di S. Ellero e Vicano di Pelago, dove oggi si trovano una chiesa con adiacente cimitero ed alcune case (547 m s.l.m.). 

 

L’antichità del luogo, oltre dal toponimo di probabile origine etrusca, è confermata dal ritrovamento nei sottostanti caseggiati di Tremoleto e Paterno di un cippo marmoreo con iscrizione latina e di una statuetta in bronzo rappresentante un aruspice. 

 

E’ ricordato come castrum in un contratto di locazione del 1028 di terreni compresi nel piviere di Pitiana, col quale viene stabilito che l’annua pensione venga pagata nel castello di Magnale. 

 

All’inizio del XII secolo, la contessa Matilde ed il figlio adottivo Guido Guerra ipotecarono, il 20 novembre 1103, la metà del castello di Magnale al Monastero di Vallombrosa. Non è da escludere che sia stata questa cessione a dare origine a quei contrasti di giurisdizione sul castello di Magnale tra Vallombrosani ed i conti Guidi; contrasti che si riscontrano in diversi documenti della fine del XII secolo e dell’inizio del successivo. Infatti, mentre i pontefici Clemente III nel 1188, Innocenzo III nel 1198 e nel 1204 ed Onorio III nel 1296, confermavano agli abati di Vallombrosa il castello di Magnale, gli imperatori Arrigo VI nel 1191 e Federico II nel 1220 facevano altrettanto a favore dei conti Guidi. Nonostante i diplomi imperiali, già dai primi decenni del XIII secolo troviamo Vallombrosa esercitare completa giurisdizione su Magnale ed il suo distretto del quale facevano parte anche Ristonchi, Pagiano e San Donato in Poggio: l’abate della congregazione fino dal 1226 portava anche il titolo di Conte di Magnale ed aveva autorità di nominare un Visconte per il governo di quel distretto. E’ molto probabile che al successo di Vallombrosa abbia contribuito l’appoggio non disinteressato del governo di Firenze per il quale allontanare i Guidi da Magnale voleva dire preparare il terreno per una graduale invadenza verso quel territorio. Infatti, nonostante l’acquisito diritto dei vallombrosani di eleggere il Visconte, o Vicario (giurisdizione mantenuta fino alla metà del XIV secolo) i monaci non poterono esimersi dal riconoscere la supremazia del Comune di Firenze: ciò si deduce non solo dallo statuto rilasciato nel 1253 per il castello di Magnale e per il suo territorio, ma anche dal fatto che molti Visconti vengono eletti tra gli appartenenti alle nobili famiglie fiorentine. Va segnalato che fin dal 1219 gli uomini di Magnale avevano costituito un loro comune di castello retto da consoli. 

Nel periodo delle lotte tra Guelfi e Ghibellini, Magnale è noto nelle cronache per aver dato asilo, dal 1248 al 1253, ai Guelfi temporaneamente espulsi da Firenze. 

Sul luogo ove fu il forte castello di Magnale oggi esiste soltanto la chiesa di San Niccolò edificata all’interno della struttura fortificata. Unici resti sono un tratto di muro perimetrale e tre ingressi ad archivolto ora completamente chiusi da terra e vegetazione.