Borgo e Castello di Ristonchi (Pelago)

Sulla cima di un caratteristico poggio alla sinistra del torrente Vicano di Pelago, a circa due chilometri ad est di Pelago, si staglia la torre di Ristonchi (578 m. s.l.m.). 

Del castello medievale non restano molte tracce: soltanto durante i lavori di restauro della chiesa di Sant’Egidio, effettuati dopo il secondo conflitto mondiale, furono riportate alla luce alcune pietre rozzamente lavorate forse appartenute ad una precedente costruzione. La ceramica rinvenuta in superficie risale al periodo medievale. La torre rappresenta attualmente l'unica testimonianza del cassero forse costituito in origine da un unico palazzo. Il compatto paramento murario è interrotto da aperture rettangolari semplicemente architravate ed è tagliato a metà da una cornice aggettante, integralmente conservata solo su di un lato. 

Ristonchi è attestato nei documenti come Ristunchie (1081), Ristonchie (1092), Ristuncle (1143), castro de Restunclo (1177), castello de Ristonkio (1221), Cassero de Ristonchio (1234) e castro de Ristonchio (1234, 1270, 1285). Il castello è esplicitamente nominato per la prima volta in un documento del XII secolo relativo ad una donazione a favore del monastero di Vallombrosa di vari beni mobili ed immobili tra i quali, appunto, anche il castello di Ristonchi con le sue pertinenze (1102).

Chiesa e Torre di Ristonchi
Chiesa e Torre di Ristonchi

Nel 1172 un tal Liccese del fu Orlandino donò ai monaci di Vallombrosa il castello e distretto di Ristonchi con il patronato sulle chiese, le albergarie ed ogni altra prerogativa sulle persone residenti del luogo; nel 1178 lo stesso Liccese riottenne tutti i possessi a livello per il canone annuo di 6 soldi e 36 pani. S’ignora quali siano stati i primi signori di questo castello; secondo il Repetti acquistarono di buon ora signoria in Ristonchi i monaci della Vallombrosa ed i signori di Cuona o Cogna di Pitiana, ma mentre la giurisdizione dei vallombrosani è ampiamente documentata, per quanto riguarda i Da Quona esiste un documento del 1189 dal quale risulta che un Alberto del fu Ildebrando da Quona possedeva beni nel distretto di Ristonchi, documentazione insufficiente per affermare la ‘signoria’ di questa casata sul castello. 

E’ vero che successivamente troviamo altri appartenenti alla stessa famiglia da Quona svolgere mansioni di Visconti o Vicari per il distretto di Magnale, Ristonchi ed Altomena, ma, proprio perché vicari, tale ufficio dovevano esercitarlo per conto di altri, e cioè dei vallombrosani; ed infatti nel 1279 un conflitto di giurisdizione tra Vallombrosa ed il comune di Firenze a riguardo dei castelli di Ristonchi e Magnale, viene risolto direttamente dall’Abate Generale della Congregazione ed i governanti della città. Il castello è menzionato da Villani per essere stato uno dei luoghi dove, dal 1248 al 1253, si rifugiarono, facendo guerra alla cittade, i Guelfi esiliati da Firenze. 

 

La torre del complesso fu completamente distrutta durante l'assedio dei Ghibellini (1248) e ricostruita nel 1346. Per tutto il XIV secolo il castello costituì un punto strategico di difesa del territorio fiorentino. Infatti, mentre la Signoria di Firenze nel 1370 stabilisce che i popoli di S. Ellero, Montalto e Fontisterni siano obbligati a custodire le fortezze – ossia torri – di Ristonchi, Pitianuzza e S. Ellero, i popolani di Ristonchi, con delibera del 25 marzo 1379, nominano un sindaco con lo specifico incarico di eleggere il castellano della rocca. 

Castello di Ristonchi -Foto CC www.ristonchi.com
Castello di Ristonchi -Foto CC www.ristonchi.com

Bibliografia

Testo di Mantovani M. Cornucopia