Rovine del Castello di Quona (Pontassieve)

Pochi ruderi rimangono del castello di Quona, presso la omonima località posta in posizione di versante sul fianco nord-occidentale del Poggio di Bardellone, a poco più di 300 m. di quota. 

Presso questi resti, scavi occasionali hanno rimesso in luce i resti dell’abside di una chiesa romanica, certamente quella di San Giusto, che dava il nome ad uno dei popoli della lega di Monteloro, ma che già non figura più nelle Decime degli anni 1295-1304, successivamente ricostruita sotto forma di modesta cappella presso una casa-torre poco più a valle.

Uno dei più antichi cronisti fiorentini, Sanzanome, narra la rovina del castello di Quona, avvenuta all’incirca nell’anno 1143, facendone l’episodio iniziale della guerra che il Comune di Firenze aveva mosso al conte Guido e che si concluse nel 1153-54 con la distruzione delle mura di Monte di Croce. La storia venne poi arricchita da Lapo da Castiglionchio, rampollo dei da Quona. 

Ruderi di Quona- Foto CC popolodiquona.blogspot.com
Ruderi di Quona- Foto CC popolodiquona.blogspot.com

L’esistenza di un castello chiamato Cona è attestata da un contratto anteriore di una decina d’anni all’evento cui si è accennato, fatto redigere in Quona da un tal Ildebrandino di Guinizzello il quale, con la moglie, vendette al monastero di Vallombrosa terre e case situate nella zona di Magnale e Ristonchi. La vendita fu confermata cinquanta anni più tardi da Alberto figlio di Ildebrandino.

 

Anche questo atto venne stipulato a Quona (1189) senza che la località venisse nominata come castello. Nel 1223 il sito è denominato come castellare di Quona, termine usato per identificare insediamenti un tempo muniti di fortificazioni. Nel 1973, una ricognizione nell’area del castello di Quona (1973) permise il recupero di frammenti ceramici di epoca medievale (ceramiche acrome e maioliche).