Saltino

Secondo alcuni autori la località prende il nome da un'antica leggenda: si narra che un sarto, per sfuggire ai debiti, si sarebbe gettato dal sasso che domina la vallata, morendo nel precipizio sottostante.

In realtà il termine deriva dal latino saltus, che indicava un'area selvaggia destinata al pascolo brado di capre e pecore. Ad indurre l'errore è probabile abbia contribuito la pronuncia rotata della elle, da cui un documento del 1705 dove si trova citato il "Masso del Sartino" (A.S.F., Corp. Rel. Sopp., 260, v.143).

 

Saltino, prima dell’arrivo della ferrovia di Vallombrosa, era una piaggia del tutto disabitata e priva di alberi in cui esisteva soltanto una piccola cappella; ma nei primi anni del ‘900 essa conobbe un vero e proprio boom, diventando in breve tempo una delle località "montane" più raffinate e frequentate d’Italia, sia dai turisti estivi che dai villeggianti domenicali, divenendo un punto di incontro per personaggi della cultura (come D’Annunzio e Slataper), della finanza, della politica e di membri dell’aristocrazia fiorentina e romana, ma anche meta delle "scampagnate" della borghesia impiegatizia e commerciale del vicino capoluogo (la città era distante in treno poco meno di 2 ore). 

Tra tutte le strutture ricettive del Saltino spiccava il "Grand Hotel Vallombrosa" (l’unico all’inizio del secolo illuminato a luce elettrica), situato proprio davanti alla stazione: la costruzione originaria, caratterizzata da tetti simili a quelli degli chalet svizzeri, andò completamente distrutta a seguito di un incendio (appiccato da un dipendente per dissidi con la direzione) il 20 agosto 1902. 

 

Dalla Guida storica di Vallombrosa di Basilio Domenichetti (Udine, Premiata Tipografia del Patronato, 1903) rileviamo che il soggiorno al "Grand Hotel" costava dalle 10 alle 12 lire a persona, vino e lume compresi.

Di faccia si trovava l’ "Hotel Milton", con la sua succursale, i cui ospiti (paganti dalle 7 alle 8 lire giornaliere) mangiavano solitamente al "Grand Hotel".

 

Pensione completa veniva invece garantita al "Grand Hotel la Croce di Savoia", ove si potevano spendere 10 lire per alloggiare nel mezzanino e 12,50 per gli altri piani, con possibilità di sconto per le famiglie.

A mezza strada per la Badia esisteva anche il sontuoso albergo "Castello d’Acqua Bella", in località il Pratino, mentre a Vallombrosa sorgeva l’ "Albergo della Foresta", aperto tutto l’anno.


Al Saltino si poteva anche trovare ospitalità presso i numerosi villini (capaci mediamente di 15-20 posti), che venivano affittati per la stagione estiva per un prezzo variabile dalle 500 alle 2.500 lire, a seconda del numero di stanze e della posizione.

Le famiglie che decidevano di non alloggiare in albergo potevano contare sui vari esercizi commerciali, tra cui un forno, un macello, una drogheria, una farmacia, una canova, diverse muccherie, stalle, vetture, etc.