Circuito delle Cappelle- Vallombrosa

Uno dei modi più suggestivi di visitare Vallombrosa è sicuramente seguendo il Circuito delle Cappelle.

Un percorso che tocca luoghi dal forte significato religioso, in cui, nel corso dei secoli, per sostanziare tale religiosità, furono costruite le Cappelle. Una religiosità che prende origine dalla natura del luogo:

Fitte abetine, silenzi rotti soltanto dai numerosi ruscelli presenti, l'odore dei muschi inumiditi, proiettano in una dimensione diversa dall'ordinario la quale fu, probabilmente, fonte di ispirazione dei Monaci Vallombrosani fin dal XI secolo.

Le Cappelle, che sono 10,  possono essere visitate singolarmente o seguendo un circuito che permette di visitarle tutte, tramite un'affascinante ed evocativo sentiero. 

Di seguito riportiamo una cartina interattiva che permette di visionare la locazione delle suddette Cappelle.

Seppur il Circuito sia ben segnalato e tabellato, potete  liberamente scaricare la traccia GPS dal nostro sito (vedi colonna a sinistra o clicca qui).

Inoltre, nel testo a seguire, potrete trovare la storia delle singole Cappelle.

 

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Cartina Interattiva

Storia delle Cappelle

Cappella di San Torello

 

Per raggiungere il Paradisino, partendo dall’Abbazia si può percorrere la cosiddetta "scalinata del Calvario", lungo la quale sono stati costruiti alcuni edifici sacri.
Il primo che si incontra, nei pressi del "fosso dei bruciati" è la cosiddetta Cappella di S. Torello, che prende nome del converso vallombrosano che qui trascorse lunghi periodi di penitenza; la cappella è stata costruita nel 1605, forse in luogo di una preesistente cella eremitica, sul punto in cui la tradizione vuole che sia avvenuto il primo incontro tra S. Giovanni Gualberto e i due eremiti Paolo e Guntelmo.
Originariamente dedicata alla Deposizione della Croce e solo in un secondo tempo all’eremita vallombrosano S. Torello da Poppi, essa era adibita ad oratorio per le donne, per le quali vigeva il divieto d’ingresso nella chiesa del monastero.
La cappella ha pianta rettangolare e copertura a doppio spiovente; la porta di accesso, ai cui lati si trovano due finestrelle rettangolari che danno luce all’interno, è sormontata da un frontoncino e, più in alto, da un’altra apertura di forma ellittica.

Scalinata del Calvario Vallombrosa
Scalinata del Calvario
Circuito delle cappelle vallombrosa
Cappella di San Torello
via delle cappelle vallombrosa
Cascate del Fosso dei Bruciati


Masso di San Gualberto

Masso di San Gualberto Vallombrosa
Masso di San Gualberto

Poco più avanti si trova la Cappella del Masso di S. Giovanni Gualberto, situata nel luogo in cui egli si recava spesso a pregare.

Qui, secondo la leggenda, un giorno il demonio tentò di spingere il santo nel burrone, stante il suo ostinato rifiuto a peccare: ma il masso, divenuto morbido come cera, lo trattenne; la tradizione vuole che su di esso rimanesse impressa indelebilmente l’impronta del corpo del santo.

La cappella è a pianta quadrata, con copertura costituita da un tetto a doppio spiovente.

La parte frontale è costituita da un arco a tutto sesto poggiante su paraste. All’interno, sulla parete ricavata nella roccia, è scolpita l’immagine di S. Giovanni Gualberto in posizione adagiata, e un altare sul quale si nota l’epigrafe che ricorda l’evento miracoloso.

Cappella delle Colonne 

Cappella delle Colonne, circuito delle cappelle vallombrosa
Cappella delle Colonne

A breve distanza sorge la Cappella delle Colonne (XVII sec.), intitolata alla deposizione di Gesù e successivamente dedicata alla S.S. Vergine; posta - nei pressi del Paradisino - sul vecchio tracciato della strada che da Vallombrosa conduceva alla Croce Rossa e da qui a Montemignaio in Casentino, era considerata dai viandanti sicuro punto di riferimento in caso di maltempo e dai monaci luogo di preghiera in occasione di particolari ricorrenze. La cappella, a pianta rettangolare (3,5x2m.), presenta una copertura a capanna, e finisce a mezzo padiglione, formando un loggiato sorretto da due colonne con capitello di stile ionico e fusto tipo tuscanico, poggiante su un dado.

L’ingresso è ad arco a tutto sesto, poggiante su lesene.

Il soffitto è coperto "a botte"; all’interno, sulla parete di fondo, è situato un semplice altare.

Cappella del Beato Migliore

Cappella del Beato Migliore, via delle cappelle vallombrosa
Cappella del Beato Migliore

La Cappella del Beato Migliore fu costruita nel XVII sec. in prossimità della cavità scavata nella roccia nella quale l’eremita vallombrosano visse lunghi anni di penitenza e presso la quale morì nel 1158.

Si narra che quando il beato Migliore morì, le campane dell’abbazia iniziarono a suonare da sole per annunciare a tutti i confratelli la morte del beato, che venne ritrovato immobile nell’atto della preghiera.

La cappella ha una pianta rettangolare, e copertura a doppio spiovente; l’ingresso è costituito da un semplice arco a tutto sesto, mentre l’interno presenta un soffitto con volta "a botte".

Nella parete di fondo si trova un’edicola con timpano semicircolare, sostenuto da due lesene decorate a motivi floreali e animali; al di sotto è situata una lapide commemorativa.

Eremo delle Celle (Paradisino)

In questa località si ritiravano gli eremiti vallombrosani che, pur dipendendo dal cenobio, vivevano in completa solitudine in alcune cellette (già esistenti nell’XI sec.) sparse tutt’intorno allo sprone roccioso dominante l’Abbazia, e in parte costruite con rami e fronde e in parte scavate naturalmente nella roccia.

Successivamente furono costruite 44 celle, chiuse da un recinto murato, e vi si fabbricò al centro una chiesetta, consacrata nel 1277.

Nel 1845 al posto delle preesistenti celle fu costruito un unico edificio, adibito ad albergo.

Una lapide ricorda il soggiorno al Paradisino del poeta inglese Milton, autore del "Paradiso terrestre".

Attualmente l’edificio ospita la sede delle esercitazioni estive per gli studenti del corso di laurea in scienze forestali dell’Università di Firenze.

Di fronte al Paradisino vi è la fonte omonima.

Faggio Santo

Nei pressi della strada asfaltata per Secchieta, non lontano dall’Abbazia si trova quello che è uno dei luoghi più sacri di Vallombrosa: la tradizione vuole che S. Giovanni Gualberto si ritirasse in preghiera sotto un vecchio faggio e che questo un giorno gli offrì riparo, abbassando i suoi rami e facendo scaturire alla sua base una fonte di acqua purissima.

Sul luogo dell’evento, nel 1636, fu eretta una cappelletta in cui veniva celebrata la messa e nella quale era custodita un’immagine mariana; intorno alla pianta fu costruito un terrapieno circolare, alla cui base fu apposta un’epigrafe cronologica in memoria dell’episodio (A.S.F., Corp. Religiose soppresse, 260, v.142).

Faggio Santo Vallombrosa
Faggio Santo
cappella faggio santo vallombrosa
Cappella del Faggio Santo

Fonte e Cappella di Santa Caterina

La cappella, dedicata alla santa patrona dei novizi, fu costruita nel 1628 sul luogo in cui si narra sorgessero alcune piccole celle di eremiti; ad essa si accede scendendo pochi gradini, nei pressi della fonte omonima.

La cappella, circondata da un basso muretto, ha pianta quadrata e copertura a doppio spiovente; sulla porta di entrata si apre una piccola finestra di forma ellittica.

All’interno è situato un semplice altare in pietra.

 


Fonte e Cappella di San Girolamo

Cappella di San Girolamo
Cappella di San Girolamo

La fonte è situata subito sotto la strada al limite del "Prato lungo"; su di essa è scolpita un’epigrafe che ricorda il Santo, cui è dedicata anche l’omonima cappella seicentesca, posta dietro la fonte.

La cappella è a pianta quadrata; nella parte anteriore ha una copertura con arco a tutto sesto poggiante su lesene. L’interno è coperto con una volta "a botte".

Il tetto a doppio spiovente forma un loggiato delimitato da una banchina e sorretto da due colonne di tipo tuscanico.

 

All’interno della cappella si trova un altare in pietra, sormontato da un tabernacolo formato da due lesene unite ad una trabeazione, composta da elementi scolpiti, forse di recupero e comunque preesistenti all’attuale costruzione.

Tabernacolo di San Sebastiano

Questo tabernacolo, che si trova a quota 895 m. a poca distanza dal villino demaniale, fu eretto nel XVI sec., a ricordo di un episodio accaduto durante l’epidemia di peste del 1348, nel giorno di S. Sebastiano.

In questo luogo furono ritrovati morti due religiosi domenicani che si dirigevano a Vallombrosa per sfuggire alla pestilenza che aveva colpito Firenze. I monaci, nonostante l’accaduto, rimasero indenni dal morbo, ed in onore del santo oltre al tabernacolo essi edificarono anche un altare nella chiesa dell’abbazia.

Tabernacolo di San Sebastiano- Vallombrosa
Tabernacolo di San Sebastiano

Croce della Peste

Croce della Peste Vallombrosa
Croce della Peste

Fonte e Cappella di San Giovanni Gualberto 

Le mura dei Monaci

La cappella e la fonte furono fatte costruite nel 1629 dall’Abate Averardo Niccolini, sui resti di un piccolo preesistente edificio, sorto nel luogo in cui San Giovanni Gualberto si ritirava sovente in preghiera e in penitenza. Nella cappella, prima della soppressione degli ordini religiosi, si usava fare il catechismo e si celebrava la messa per le donne che non potevano oltrepassare questo luogo, che segnava il limite di clausura del monastero (circondato da mura).
La cappella ha forma quadrata, con tetto a doppio spiovente. La facciata è preceduta da un loggiato sorretto da pilastri. La porta d’ingresso è sormontata da una trabeazione e un frontone con al centro un vaso a rilievo. Ai lati della porta sono situate due basse finestrelle, che danno luce all’interno.

Sulla facciata, sopra il loggiato, si apre un’altra finestra. All’interno è situato un altare in pietra decorato con colonne e sormontato da un tabernacolo che racchiude un affresco raffigurante S. Giovanni Gualberto. Altri due affreschi abbelliscono le pareti laterali. La fonte è formata da 3 nicchie; in quella centrale è posta la statua in pietra (da lungo tempo priva di testa) del santo nell’atto di immergere i piedi nell’acqua (la tradizione infatti narra che anche in inverno il santo immergesse i suoi piedi nella fonte durante la lettura dei salmi). La fonte costituiva una meta per monaci e pellegrini, e in alcuni giorni festivi dell’anno (dopo la celebrazione solenne della messa) vi veniva distribuito cibo ai poveri.

Cappella San Gualberto Vallombrosa
Fonte e Cappella San Gualberto

Fonte e Cappella San Gualberto- Vallombrosa
Fonte e Cappella San Gualberto

Le mura dei monaci

Le mura dei monaci, che ora non esistono più, segnavano il limite (in mezzo al bosco) oltre il quale non era consentito ad essi di uscire senza il permesso del superiore, ed era vietato alle donne oltrepassarlo. Le donne potevano entrare nella chiesa di Vallombrosa solo una volta all’anno per il giorno dell’Assunta e in tale occasione si distribuivano 400 lire in dote alle fanciulle povere.

Il toponimo "delle mura dei monaci" è attestato a partire dal 1587 (A.S.F., Corp. Religiose soppresse, 260, b.24 c. 377/378): esso serviva ad identificare anche la strada che le lambiva, una palina (1790, 1791), un’abetina e un ponticino (1845).

Fonte di San Gualberto- Vallombrosa
Fonte di San Gualberto

Il Masso del Diavolo

A circa 600 metri dall’Abbazia si trova una piccola cappella costruita nel corso del XVII sec. in memoria di un episodio avvenuto nei primi anni di vita della comunità monastica di Vallombrosa: un discepolo di S. Giovanni Gualberto, dopo aver manifestato l’intenzione di abbandonare il convento, salì nei pressi del Masso e qui fu indotto dal demonio a gettarsi nel burrone.

La cappella-tabernacolo ha pianta rettangolare (3x2,5 m.) con copertura a doppio spiovente; all’interno, sulla parete di fondo, si trova una piccola edicola, mentre su quella laterale è murata una lapide che ricorda l’episodio del monaco suicida.